1a Leg.ne d' assalto "M" Tagliamento 63° Btg. "M" - 1° Btg. "M" "Camilluccia"

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Milano,1952 Dopo sette anni di arresti, interrogatori, inchieste, rinvii, istruttorie, si sta celebrando in questi giorni a Milano, presso il tribunale Militare, il processo a carico della 1° Legione d' Assalto "Tagliamento", la ferocissima legione, (come immediatamente si sono sentiti in dovere di qualificarla alcuni giornali milanesi e romani), contro la quale sono stati presentati dal Pubblico Ministero decine di capi d'accusa che vanno dalla strage al saccheggio, all'incendio di interi paesi, alle sevizie, alle rapine; responsabile di avere, al comando del sanguinario console Merico Zuccari, trucidato ben 187 tra partigiani e ostaggi, terrorizzato per mesi intere province, vessato inermi popolazioni: banda di criminali senza legge e senza pietà, E che i suddetti giornali, cui evidentemente non serve che i giudici appurino la fondatezza delle accuse e stabiliscono le responsabilità, si sono precipitati a condannare ed esecrare. Ma noi conosciamo un'altra storia della Legione "Tagliamento": la vera. Una storia stupenda e dolorosa che, dall'ansa del Don al 9 maggio 1945 non ebbe soluzione di continuità. E che è l'assurda, pazzesca storia di cento uomini e di un Labaro. Quando nel marzo del 1943 rientrarono dalla Russia i resti dell'ARMIR, cento legionari ed un Labaro decorato di medaglia d'oro e di due d'argento, era tutto ciò che rimaneva della Legione "M. Tagliamento", un reparto di 1500 uomini, inquadrati in due battaglioni, il 63° e il 73° che sull'ansa del Don erano stati ricostituiti ben tre volte. Quando l'8 settembre del 1943 l'armistizio distrusse l'unità della Patria e provoco, nel caos della disfatta, lo scioglimento totale dell'esercito italiano, gli unici soldati d'Italia rimasti in armi furono, insieme a poche altre decine di veterani del 16° d'Albania e degli altri Btg. "M" di Russia, quei cento superstiti della "Tagliamento". Quando il 9 maggio del 1945 il cannone tacque su tutto il fronte d' Europa, ad annunziare la irrevocabile fine della guerra, gli unici soldati della R.S.I. ancora in armi erano i 1500 legionari della "Tagliamento" che quegli irriducibili cento superstiti avevano ancora una volta raccolto intorno al Labaro della Legione. Ora gli uomini li stanno giudicando. Ma dai dibattiti, le testimonianze, dai documenti di questo processo, sapranno mai i giudici incaricati di giudicare quegli episodi, come e perché avvenissero? Sapranno mai che cosa fu per sei mesi la vita di quei trecento legionari, che a tale esiguo numero di uomini, dal dicembre del 1943 all'aprile del 1944 ammonto l'organico della legione, preposti a mantenere l'ordine in tutta la provincia di Vercelli, dove, prima del loro arrivo scorrazzavano indisturbate le bande armate di Moscatelli? Sapranno mai dei manifesti attaccati ai muri dello stesso capoluogo, nella notte in cui giunsero quei soldati, che offrivano taglie di cinque, dieci, cinquantamila lire, per la testa d'ogni legionario, d'ogni ufficiale e del Comandante?. Delle imboscate, gli agguati, gli inganni tesi alla legione o ai militi isolati per quelle stramaledette gole della Valsesia? Di come fu assassinato a Borgosesia il caporale Landi di Firenze, gentile e artista come la sua città, reduce di Russia, da un ragazzo di sedici anni. con una revolverata alla nuca? Ed il caporale Tartaglio lo stesso giorno, nello stesso paese con un colpo alla tempia, da un demonio che fu sorpreso dopo il delitto a sputare ed infierire sul cadavere? Di quella notte a Roccapietra, quando un plotone, della prima Compagnia, fu imbottigliato nella gola da forze dieci volte superiori e resistette per sette ore consecutive di fuoco a bande di energumeni che da dietro gli alberi e le rocce si scagliavano all'assalto gridando "Vi scanneremo tutti come porci! Carne venduta ai tedeschi!" Dell'imboscata di Camasco, dove altri sei legionari della 3a furono assassinati e martoriati. Di come fu trovato il cadavere del tenente Melloni con il ventre squarciato, i testicoli dilaniati ed una gamba staccata dal busto, insieme al legionario Danti massacrato da pugnalate alla gola e agli occhi? Di come creparono i tre legionari Cipicchia di Tarquinia, Guido Fasolo studente di Roma, il sergente Bonacin, reduce di Russia. Dell' imboscata di Passo Baranca, di quella del ponte della Gula, di quella del "Baraccone". Delle quarantotto imboscate subite in sei mesi dalla legione. E l' eccidio di Quarona? Quale dei superstiti della legione potrà mai ricordare senza un brivido ciò che avvenne quella notte. quando a seguito di una telefonata dal presidio di Borgosesia che chiedeva rinforzi, un camion con venticinque legionari, partito in soccorso da Varallo e atteso al cavalcavia di Quarona, fu incendiato da un cavo ad alta tensione teso in mezzo alla strada e tutti gli uomini trucidati, alcuni arsi vivi, altri massacrati dalle bombe e dai mitra, altri finiti a pugnalate: un mucchio di cadaveri irriconoscibili! Uno spettacolo orribile di carni dilaniate, di corpi divorati dalla benzina incendiata, di carcasse scarnificate.

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