Ettore Muti, il primo caduto della guerra civile
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Roma, 24 agosto 1943: breve comunicato d'Agenzia, la "Stefani" comunica la notizia della morte di Ettore Muti: "Questa notte nei dintorni di Roma, è deceduto l'ex segretario del disciolto partito fascista, Ettore Muti, medaglia d'oro al valor militare della guerra di Spagna ".
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"Hanno ammazzato Ettore Muti fascista tra i fascisti ..."

Pochi credettero allo scarno comunicato ed era un po poco per la morte di un personaggio come Ettore Muti.

La mattina del 24 Agosto, la salma di Muti, in autoambulanza, viene trasportata all'ospedale Militare del Celio, per l'esame necroscopico. Dal referto medico, si apprende che Muti è deceduto "...per un colpo d'arma da fuoco alla nuca ". Da Roma, il corrispondente del "Resto del Carlino" di Bologna, la stessa sera del 24 Agosto 1943, telefona al giornale: "Stamane è stato trasportato all"Ospedale Militare del Celio con un'ambulanza la salma di un Tenente Colonnello di Aviazione decorato di Medaglia d'oro e di ...,dopo i primi accertamenti, la salma è stata riconosciuta per quella del Tenente Colonnello Ettore Muti. Il Muti è stato colpito alla nuca da un colpo d'arma da fuoco. L'autorità giudiziaria ha iniziato pronte indagini per fare luce sulla misteriosa morte del Colonnello Muti. Un colpo alla nuca che fa nascere dei sospetti. Il giorno dopo, altro comunicato a seguito del precedente dove si cerca di spiegare meglio quanto è accaduto. Sempre l'Agenzia "Stefani", il 25 agosto 1943 fa sapere: "A seguito di accertamento di gravi irregolarità nella gestione di un ente parastatale, nel quale risultava implicato l'ex segretario del partito fascista Ettore Muti, l'Arma dei Carabinieri procedeva nella notte dal 23 al 24 corrente al fermo del Muti presso Fregene. Mentre lo si conduceva alla caserma sono stati sparati dal bosco colpi di fucile contro la scorta. Nel momentaneo scompiglio, il Muti si dava alla fuga, ma inseguito e ferito dai colpi di moschetto dei carabinieri, in seguito decedeva". Il secondo comunicato, assurda la motivazione, non fa che aumentare i sospetti. Troppo evidente il falso, quell'ente parastatale a cui accenna il comunicato di "Gravi irregolarità nella gestione", Muti non ne faceva parte. Nei giorni che seguirono, per ovviare alla pessima impressione, si cerca di riparare, altro tentativo per allontanare i sospetti, altra versione. Dalle "Gravi irregolarità" del Muti, si sostenne che "Era stato fermato" perché sospettato di complottare contro il Governo Badoglio. Il generale Paolo Puntoni, il 25 agosto '43, nel suo diario annota: "Esce un comunicato sulla morte di Muti che non soddisfa nessuno ", riferendosi poi ad un colloquio con Vittorio Emanuele, scrive ancora: "Questa notte, in seguito a segnalazioni di contatti che avrebbero avuto elementi con militari tedeschi, sono stati arrestati molti alti esponenti del fascismo ... Nel corso di queste operazioni notturne, ha trovato la morte l'ex segretario del partito, medaglia d'oro Ettore Muti. Non si conoscono i particolari dell'orribile fatto".
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La sequenza dell'arresto di Ettore Muti nella notte del 23 agosto 1943, nella sua villa a Fregene (Roma) e come morì nella pineta è già stata raccontata più volte, ma (ri)vediamo alcuni particolari che forse valgono la pena di (ri)parlarne. Tra un comunicato e l'altro, tra sospetti e mezze verità trapelate. le versioni sulla morte di Ettore Muti diventano tre. In primo: i carabinieri durante il trasporto in carcere del Muti, per evitare il tentativo di fuga hanno dovuto sparare su di lui. In secondo: altri fascisti nel tentativo di liberarlo, Muti viene colpito accidentalmente da un colpo mortale. In terza: trapela che forse trattasi di assassinio politico attuato da un carabiniere. (come vedremo in seguito, il vero colpevole se ne farà un vanto). Le prime due versioni non stanno in piedi, la terza sembra piu credibile, ma per ordine di chi viene ucciso Ettore Muti? Forse per i seguenti motivi.
a) Ettore Muti, durante il periodo passato alla segreteria del partito, aveva raccolto un fascicolo su Badoglio, contenente le prove di alcune sue malefatte. Lasciata la segreteria, Muti, il fascicolo l'aveva portato con se, l'unico modo per recuperarlo era di eliminare colui che lo possedeva. Dopo la morte violenta del Muti, la sua abitazione venne perquisita e molti documenti sequestrati, del fascicolo "Badoglio" si perse traccia. La moglie di Muti, la signora Fernanda, dopo la morte del marito, constatò la sparizione di molti documenti ed ebbe a dichiarare: "... sparirono due valigie piene di documenti accumulati da Ettore durante la sua permanenza alla segreteria del Partito Fascista ...".
b) Altro motivo: Ettore Muti, colonnello dell'aeronautica con incarichi informativi, era stato più volte in Spagna, a Madrid viveva la sua compagna, la Contessa Araceli Ansaldo de Lerin e il loro figlio Carlo Ettore, una seconda figlia, Jolanda verrà alla luce quattro mesi dopo l'assassinio del padre. Muti, il mese di agosto è nuovamente in missione a Madrid. Badoglio informato dal generale Giacomo Carboni (Capo del SIM), viene a sapere che Muti ha frequenti incontri con Wolfram Von Richtofen, generale aeronautico e addetto militare presso l'Ambasciata Tedesca. Si sospetta che sappia dei contatti che il generale Giuseppe Castellano, accompagnato dal dott. Franco Montanari, a meta agosto ha avuto all'Ambasciata Inglese a Madrid e precisamente con l'Ambasciatore Sir Samuel Hoare e dei relativi intrighi politici. Il generale Castellano, munito di credenziali del Governo Badoglio, tratterà poi con i rappresentanti degli Anglo-Americani, i generali Walter Badell Smith e Kenneth W. Strong i particolari della resa senza condizioni. Dunque, alla vigilia del tradimento, era sconsigliabile lasciare Muti in circolazione. Altro valido motivo: Il solito generale Carboni, durante il quotidiano rapporto a Badoglio, riferisce dei contatti avuti da Ettore Muti con Franco Colombo, milanese e squadrista della vecchia guardia e della preparazione di una squadra, che al momento opportuno avrebbe liberato Mussolini. Terminato il colloquio, il generale Carboni si sente dire da Badoglio; "Allora bisogna arrestarlo subito, perché altrimenti quello ci fa la pelle a tutti". Lo storico Attilio Tamaro, a tal riguardo scrive di Muti: "Può essere che l'andazzo dell'antifascismo lo sdegnasse e che vivendo di sentimenti e di impeti dimenticando il suo anteriore atteggiamento, trovasse vergognoso che quei dozzinali personaggi tenessero prigioniero e maltrattassero Mussolini, perciò può aver pensato con qualcuno, come si disse, alla sua liberazione". Infatti il 17 dicembre 1950, il "Meridiano d'Italia", diretto da Franco Servello pubblica una lettera di Vincenzo Costa, ultimo federale di Milano: "Caro Servello, a proposito ...sulla fedeltà del Muti a Mussolini, posso riferire che nel luglio o nell'agosto del 1944; essendo stato intrattenuto dal Duce sulla situazione milanese, Mussolini stesso rivelò come durante i 45 giorni il Comandante Colombo si fosse messo in contatto con quel gruppo di fascisti, che stava preparando la sua liberazione dalla prigionia, fra i quali era Ettore Muti". Ritorniamo al 20 agosto 1943. Badoglio scrive a Carmine Senise, durante il periodo dei quarantacinque giorni, Capo della Polizia: "Per S.E. Senise. Muti è sempre una minaccia. Il successo è solo possibile con un meticoloso lavoro di preparazione, V.E. mi ha perfettamente compreso ". Il 23 agosto 1943; Ivanoe Bonomi, nel suo "Diario di un anno" annota: "Stamane le voci di un complotto nella Capitale formano oggetto di tutte le conversazioni. Si precisa che il moto dovrebbe scoppiare a Roma ad opera di fascisti segretamente armati e organizzati. Ciò darà pretesto alle truppe tedesche di entrare in Roma. Naturalmente il Governo Badoglio sarà abbattuto e il suo posto sarà preso da un governo filo-tedesco".
Serata del 23 agosto; il Ten. Ezio Taddei, al comando di un gruppo di carabinieri, circondano un villino nella pineta di Fregene, sito in via Varazze 8/10, fa angolo con via della Palombina, il tenente bussa alla porta, è l'abitazione di Ettore Muti e ... la mamma il giorno dopo aspetterà invano il figlio Ettore per ricevere gli auguri di buon compleanno. La sig.ra Celestina invece, sentirà alla radio il comunicato "Stefani" dove: "Questa notte, nei dintorni di Roma, è deceduto l'ex segretario Ettore Muti...". Quella mattina del 24 agosto, Bonomi sul suo diario scrive: "Vado al Viminale intorno alle nove. Mi faccio annunciare a Badoglio che mi riceve immediatamente. Lo trovo tranquillo e fiducioso. Mi parla della congiura fascista e mi dice che il capo è risultato essere il maresciallo Cavallero. Naturalmente "ha ordinato l'arresto di tutti i congiurati. Gli arresti si sono fatti questa notte e nessuno e riuscito a fuggire". Ma ...
"Hanno ammazzato Ettore Muti fascista tra i fascisti ..."
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Ettore Muti di anni 41, volontario nella Ia Guerra Mondiale, Legionario Fiumano, volontario in A.O.I. e in Spagna, ufficiale pilota nella 2a Guerra Mondiale, decorato di medaglia d'oro dell'Ordine Militare di Savoia, dieci medaglie d'argento, una di bronzo. Durante la Repubblica Sociale, il 19 febbraio 1944, la salma di Ettore Muti, dal cimitero del Verano in Roma, venne traslata con gli onori militari a Ravenna, ricevendo con la presenza delle autorità e dalla popolazione di tutta la Romagna il doveroso e meritato riconoscimento. La salma del soldato più decorato d'Italia, venne posta in un grande sarcofago in pietra all'interno della Basilica di San Francesco. Il 24 Agosto 1944, primo anniversario della morte del Muti, "Corrispondenza Repubblicana" pubblica una nota di Mussolini; "...Anche su Muti si cercò di gettare il fango; e tutti ricordano quel primo obbrobrioso comunicato in cui si accennava, in modo vago, perché non era stato possibile trovare nessun dato concreto, a malversazioni e ad inchieste. A contatto con la tempra purissima dell'Eroe il tentativo non resse; gli stessi pennivendoli che sporcavano in quell'epoca le pagine dei giornali non ebbero il coraggio di insistere nella calunnia, e nel silenzio della stampa la verità parve già quella che doveva essere confermata più tardi dalle dichiarazioni di un testimonio oculare... Egli rappresentava la gloria militare, la franchezza civile, la purezza degli intendimenti e delle azioni, l'amore incondizionato alla Patria, il senso del sacrificio... Cavalleresco, coraggioso, spregiudicato, profondamente buono, magari ingenuo, fermamente credente in alcuni valori ideali, non complicati da turbamenti morali o da deviazioni intellettualistiche... E quando il movimento di rinascita poté, nel settembre, uscire dalle chiuse delle adunanze segrete e degli appuntamenti clandestini per ripercorrere le piazze, il nome di Ettore Muti fu scritto su tutte le bandiere. Era il Suo spirito che trionfava sulla morte come sulla morte aveva trionfato il suo poderoso corpo di atleta in cento e cento pericoli... Tutti coloro che oggi sono in piedi in nome dell'onore e del dovere della Patria non sono che i figli spirituali di Ettore Muti". 20 dicembre 1944, il "Corriere della Sera", pubblica il famoso "Documento accusatore" (in precedenza era già stato pubblicato da "Siam fatti così", il notiziario della Legione Autonoma "Ettore Muti"), inviato da Badoglio il 20 agosto 1943 al Capo della Polizia Carmine Senise dove: "Muti è sempre una minaccia...: Il successo è solo possibile con un meticoloso lavoro di preparazione... !" A tal proposito, nel dopoguerra, nell'agosto del 1949, veniva presentato al tribunale di Roma, contro Pietro Badoglio la denuncia: "Quale principale responsabile e mandante" dell'assassinio di Ettore Muti. Dopo la campagna giornalistica dell' "Asso di Bastoni" di Pietro Caporilli e dal "Meridiano" di Franco Servello, il 5 ottobre 1950, viene presentata la denuncia contro Badoglio dalla madre di Muti, la signora Celestina Gherardi si costituisce parte civile nel procedimento penale per l'uccisione del figlio Ettore. Badoglio, sempre rifiutò la paternità di questo documento, asserendo che era un fotomontaggio, nulla si fece per accertarne l'autenticità e la verità.
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Ma ... un giorno Badoglio, si trovava in vacanza nella sua villa di Grazzano Monferrato, durante la conversazione con un giornalista del "Gazzettino 'di Venezia", questi affrontò l'argomento dell'uccisione del Muti e di quanto un settimanale stava pubblicando. Badoglio, piuttosto adirato rispose: "Ma tutto ciò è inaudito. Possibile che si possa arrivare a tanta leggerezza e cattiveria? Non ho letto questo settimanale, anzi non leggo piu i giornali, ma dico che quando si scrive in questo modo o si è in malafede o di una leggerezza non meno grave ". Poi il Maresciallo, camminando per la stanza avanti e indietro, nervosamente disse: "Di arrestare Muti sì, ho dato l'ordine, di sopprimerlo no! Mai l'ho pensato ". Facendo questa ammissione, Badoglio qualcosa cominciava ad ammettere, lui che aveva permesso che circolasse la diceria che Muti era stato arrestato per iniziativa del generale Giacomo Carboni del SIM. Badoglio aveva il dovere di far svolgere delle indagini per poter accertare gli autori della morte di Ettore Muti e non lasciare che i comunicati dell' "Agenzia Stefani" alimentassero sospetti, strano che quei comunicati venissero trasmessi senza essere a conoscenza del Capo del Governo. Seguì una querela di Badoglio contro l' "Asso di Bastoni" e al direttore Caporilli e questi nel numero del 22 ottobre 1950 scrisse: "Bene ha fatto Badoglio a querelarci, perché così siamo sicuri che un bel processo si farà ed avremo finalmente modo di sbattergli in faccia, in un'aula di tribunale, le prove della sua malefatta. Abbiamo salutato con manifestazioni di giubilo la notizia e per un pelo non abbiamo spedito a Grazzano Monferrato un bel telegramma di ringraziamento ". Un giorno il generale Angelo Cerica (Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, all'epoca dell'assassinio di Ettore Muti) per difendere l'onorabilità dell'arma, gravata di sospetti per un delitto così grave e per meglio chiarire quei fatti, dichiarò: Il tenente Taddei, all'epoca del delitto, era stato distaccato dal suo Corpo e posto alle dirette dipendenze del Governo Badoglio ". Nel 1951, i procedimenti giudiziari vengono archiviati per sopraggiunta amnistia dei reati commessi. Il maresciallo Pietro Badoglio morirà nel 1956. A conclusione di questa sintetica ricostruzione dell'assassinio di Ettore Muti, trascrivo quanto pubblicato da "L'Asso di Bastoni", l'uno ottobre del 1950, riferito alla cronaca di un giorno a Raiano, un paesino di villeggiatura sui monti del Morrone in provincia dell'Aquila. Scrive il settimanale: "Eccoci in un giorno lontano del 1944 sul balcone del Municipio di Raiano (Aq) ... Stavano sul balcone il Colonnello della Regia Aeronautica Tombesi a fianco del tenente Taddei. Raiano è il paese di nascita della Signorina Cipriani, divenuta consorte del Taddei. Sotto, la folla applaude il Taddei che, dopo una "dura lotta partigiana " è venuto a riposarsi a Raiano. Ad un tratto il colonnello Tombesi accenna a parlare. La folla tace d'incanto. Egli dice: Popolo di Raiano! ho il piacere di presentarvi il tenente Taddei, che ha avuto l'alto onore di uccidere Ettore Muti e ..."
"Hanno ammazzato Ettore Muti fascista tra i fascisti ..."
l'onorevole Franco Servello, sul suo "Meridiano" a piena pagina scriverà di Muti: "Badoglio lo ha UCCISO ". Noi, dopo tanti anni, ricordiamo il primo caduto della Guerra Civile, assassinato quella notte del 23 agosto 1943.
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Riposa in pace Ettore Muti dormi tranquillo il sonno ..."