Vittime "Trivellini", i 16 anni di Renato

Vittime "Trivellini", potrei cominciare con una frase del maresciallo Montgomery, che nelle sue memorie scrisse; «il voltafaccia italiano dell'8 settembre fu il più grande tradimento della storia». Ricordiamolo, dopo l'8 settembre 1943 furono giorni drammatici e terribili, scelte fatte maledicendo il fuggir di certi governanti e disapprovando il voltafaccia di alcuni falsi educatori. A tal proposito il grande ammiraglio Thaon de Revel disse: «Ogni decisione presa con animo puro sarà giusta». Il loverese Renato Grandis, originario di Gualdo Cattaneo (paese materno), provincia di Perugia, da piccolo segue il padre, impiegato daziere, con la famiglia viene ad abitare a Lovere. Luciano Grandis, il padre, dopo l'8 settembre fa la sua scelta, morirà in Croazi
pippo2
a, volontario in camicia nera. Il figlio Renato, studente, subentra nella responsabilità di capofamiglia, oltre alla madre rimasta vedova ci sono: la sorella Tina e due fratellini, Giovanni e Marcello, interrompe gli studi e come orfano di guerra trova lavoro, fattorino allo stabilimento Ilva ma, al comodo impiego, preferisce come altri giovani partire volontario. Maggio 1944, Ospitaletto, Mandolossa, Brescia, Renato dopo l'addestramento ottiene il «piumetto» e viene inquadrato nel 1° battaglione Bersaglieri ciclisti d'assalto «Roma», al comando il maggiore Guerzoni, capitano Galli e i tenenti Monaco e Caruso, il «Roma» fa parte alla divisione «Etna» avendo funzione di sicurezza e antiparacadutisti nella provincia bresciana. 15 settembre 1944, Renato si trova sul tram, linea Carpenedolo-Montichiari, preso di mira dal solito «pippo» (un bimotore Bristol «Beaufighter», con funzione di aereo disturbatore, in prevalenza notturna, ma non tralasciava raid in pieno giorno). Mezzogiorno era passato da poco e la morte arriva dal cielo, l'aereo arriva all'improvviso, una prima raffica di mitragliatrice colpisce il tram carico di passeggeri; morti, feriti, e un fuggire a ripararsi tra il granoturco della vicina campagna, ma il pilota non dà tregua e li rincorre nei campi A questo punto (Giornale di Bs del 7-10-99) il Signor J.L. Aldridge racconta la testimonianza dello zio, addetto alla Raf-rifornimenti: «... i piloti erano così stanchi che dormivano durante i rifornimenti...». Ma quel 15 settembre il pilota non è così stanco, Renato rimasto illeso si ferma ad aiutare una signora anziana ferita, «Pippo» ritorna, una seconda raffica di mitragliatrice lo colpisce mortalmente alla schiena. Il motto dei Bersaglieri recita: «Bersagliere a vent'anni, bersagliere per tutta la vita». Renato, non arriverà a vent'anni, il suo «piumetto» si è arrossato di sangue a 16 anni. La salma di Renato Grandi(con onori militari e dopo una solenne cerimonia nella chiesetta Tadini, è stata tumulata nel cimitero di Lovere (Bg) »il 12 settembre 1999, Localita «Trivellini» di Montichiari, commemorazione vittime del mitragliamento aereo alleato del 15-9-44 ed inaugurazione del monumento a loro dedicato. Toccante cerimonia e commovente discorso tenuto dallo studioso bresciano di quel tragico periodo, il signor Lodovico Galli che, con voce rotta dall'emozione ha voluto ricordare degnamente tante vittime innocenti. Vorrei terminare con una mia preghiera; noi che abbiamo la fortuna di viverli sereni questi anni, cerchiamo di ricordare questi ragazzi come Renato, con l'affetto e l'amore che meritano.
bristol
"Pippo" bimotore Bristol "Beaufighter"

L'ordine e l'attacco