apicisxLa storia di Albinoapicidx

INTRODUZIONE


Uno dei principali motivi della partecipazione italiana alla campagna di Russia, era la contrapposizione al bolscevismo e al marxismo da parte del fascismo, nato da una grande idea rivoluzionaria. Dopo la guerra di Spagna, Mussolini non poteva restare estraneo a quella lotta contro il materialismo e contro quell'ideologia marxista che minacciava di invadere tutta l'Europa. In cerca dello "spazio vitale" a est, il 22 giugno 1941, (Operazione Barbarossa), le divisioni tedesche iniziarono l'offensiva contro l'Unione Sovietica. Le forze dell'Asse annoveravano tra le proprie fila Finlandesi, Rumeni, Ungheresi, Slovacchi ed un piccolo gruppo di volontari spagnoli della Legione Azzurra.

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L'Italia era presente con il Corpo di Spedizione Italiano in Russia (C.S.I.R.) al comando del Generale Umberto Messe e, nella primavera del 1942, aumentati gli organici, con l'Armata Italiana in Russia (A.R.M.I.R.) del Generale Italo Gariboldi (presenti gruppi di artiglieria, squadroni carri, fucilieri, mitraglieri, guastatori, genieri, motociclisti, i Lancieri di Novara, il Savoia Cavalleria, aerei da caccia e da ricognizione e i volontari della Legione Tagliamento. Alla campagna di Russia il soldato italiano, alpino, bersagliere, marò della Xa Mas, camicia nera, cavalieri... tutti vi parteciparono coraggiosamente, pagando un pesante tributo di sangue, dopo che le sorti del conflitto si rovesciarono. Il 1° ottobre 1941 si era conclusa a Mosca la conferenza interalleata per gli aiuti occidentali all'URSS tra Lord Beaverbrook, per la Gran Bretagna, e Averell Harriman per gli Usa. Stalin ottenne aiuti illimitati in denaro, derrate e armamenti che, giunsero in Unione Sovietica tramite la Transiraniana. Quando uomini e mezzi in misura superiore ai nostri combattenti e le capacità di manovra delle truppe sovietiche presero il sopravvento, un esito sfortunato e disastroso della guerra per le forze dell'Asse fu inevitabile. Quanto segue è dedicato a quei soldati che, dopo aver conquistato l'Ucraina, il bacino del Donez, superato i fiumi Bug, Dnieper, e Donez, arrivarono all'ansa del Don, ponendo un'accanita resistenza alla controffensiva sovietica e risollevando una situazione molto grave. E' dedicato alle battaglie del Don, luglio 1942-febbraio 1943 e all'ultima carica del Savoia Cavalleria a Isbuscenskj il 24 agosto 1942 quando, con numerose cariche a cavallo, al grido "Carica Savoia" del Colonnello Alessandro Bettoni, 600 cavalleggeri, in uno splendido ed eroico episodio che sa di leggenda, contro le soverchianti forze avversarie, sbaragliarono due battaglioni siberiani di fanteria che tentavano l'accerchiamento delle posizioni del Savoia, alle pendici di una collina nei pressi di Isbuscenskj, nel bacino del Don. Uomini a cavallo, con le sciabole sguainate, come una catapulta, contro cannoni e mitragliatrici, una carica disperata, che disorientò i Sovietici. A fine battaglia, sul terreno, rimasero 150 nemici morti, raccolti 300 feriti e fatti 500 prigionieri, ma anche per il Savoia Cavalleria, la vittoria ebbe un caro prezzo, pagato con la perdita di ufficiali e decine di soldati, rimasti sul campo.

IL REGGIMENTO


Il Reggimento Savoia Cavalleria, nel luglio 1941, dalla Jugoslavia rientrò in Italia, a Lonigo (Vicenza), per essere poi trasferito sul fronte russo. Fino in Romania, il percorso venne effettuato tramite ferrovia, dai Carpazi a cavallo: Moldavia, Bessarabia e Ucraina. Il Savoia, dopo 1.200 chilometri percorsi in 35 giorni, ai primi di settembre giunse sulle rive del fiume Dnieper. Proseguendo poi verso est, il Reggimenro il 28 ottobre, con il 3° bersaglieri e truppe tedesche, partecipò alla presa di Stalino. Il periodo invernale, fu costellato da scontri e combattimenti, con rapidi spostamenti, dato il continuo modificarsi del fronte. Il Savoia venne continuamente impegnato a coprire i fianchi ai reparti occupati in prima linea e in azioni di disturbo partigiane. Dopo un breve riposo, nel giugno 1942, il Savoia riprese le operazioni, occupando l'11 luglio, Kransnj Luc, proseguendo poi per oltre 400 chilometri, fino a raggiungere, il 15 agosto, l'ansa del Don, occupando la riva destra del fiume. Sulla sinistra vi erano accampati i Sovietici. Dal 20 agosto fu un fronteggiare di attacchi continui sferrati dalle truppe sovietiche, con l'intenzione di aprire un varco alle spalle dei Tedeschi verso Stalingrado e di tagliare i rifornimenti dalle retrovie al fronte. Furono giorni di continui combattimenti ed il Savoia nella notte tra il 23 e il 24 agosto e nei pressi di Isbuscenskj. Durante la notte la Cavalleria non combatté, rimanendo in formazione di sicurezza: pezzi controcarro, artiglieria e mitragliatrici facevano quadrato, al centro riposavano uomini e cavalli. I cavalieri dormivano con le briglie dei cavalli in mano, pronti ad ogni evenienza. Il Comandante, alle ore 3.30 mandò in esplorazione una pattuglia al comando del Sergente Maggiore Comolli, la quale, fatti pochi metri, si scontrò con dei soldati russi che, durante la notte, avanzando tra i campi di girasole, avevano in parte circondato le posizioni del Savoia Cavalleria. Il Reggimento era sotto tiro e i Sovietici iniziarono a sparare, dopo qualche attimo di esitazione, si rispose con le armi automatiche al fuoco nemico.

LA CARICA


Come sorse l'alba, il Colonnello Bettoni, infilati un paio di guanti nuovi, salito a cavallo e sistemato il monocolo sull'occhio sinistro, lanciò il grido: "CARICA!" e gli squadroni, partirono con le sciabole sguainate, prima al passo, poi al trotto e infine al galoppo. Di quella memorabile carica (i Russi dal 19 agosto avevano varcato il Don, in una controffensiva mirata a dilagare tra le nostre linee, ma vennero ricacciati nuovamente oltre il fiume), un ufficiale superstite, testimone diretto di quello che era l'unico modo per evitare che i battaglioni russi terminassero l'accerchiamento, il Sottotenente Massimo Gotta racconta:
"Mi svegliai di soprassalto e cacciai la testa fuori del sacco a pelo, dentro il quale mi ero allungato per terra, le briglie di Palù legate al polso destro. Adesso i colpi che mi avevano strappato al sonno si erano fatti più intensi. Cercai di volgere lo sguardo verso la zona da cui provenivano e vidi la notte punteggiata dalle fiammelle azzurre delle mitragliatrici. "Ci siamo ", pensai. E appena un attimo dopo udii da qualche parte il comando: "Secondo squadrone, a cavallo!". Ero in piedi prima ancora che il cervello cominciasse a pensare. Gettai il sacco a pelo a Balsamo, il mio attendente, e montai a cavallo. Mentre raggiungevo la testa dello squadrone sentii pesarmi addosso la vastità di quel cielo notturno, che da un momento all'altro si sarebbe illuminato a giorno. "Ma che succede? Ci ritiriamo?" Questa fu la mia prima reazione cosciente, quando mi resi conto che ci stavamo allontanando dai fuochi azzurri. E non fu un pensiero piacevole, perché a ridosso della linea di combattimento c'era un grande vuoto, uno spazio enorme senza alcun punto di appoggio.

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