Seguo da anni, con vivo piacere, il lavoro di costante ricerca della verità effettuato dall'amico Giuliano. Tale ricerca ha un traguardo che sembra allontanarsi in continuità. Ma Giuliano non intende fermarsi.
Ci narra che dopo il 25 luglio del 1943 l'esistenza a Lovere incomincia ad essere difficile. Ma non succede nulla di grave fino a quando la resistenza decide le prime due esecuzioni. Viene ammazzato il podestà Paolo Rosa, notaio, del quale la popolazione ha stima per la sua serietà e professionalità. E quindi stessa fine per Giuseppe Cortesi, segretario del fascio, che non ha cambiato gabbana. Del resto l'eliminazione fisica dell'avversario, o solamente di chi non la pensa come prevede la Resistenza, fa parte del programma che viene espressamente indicato anche in altre località. Un esempio eclatante e quello che ci indica il prof. Piero Operti; in una delle sue "Lettere Aperte" . Operti fa parte del C.L.N. di Torino. In una riunione avvenuta ne bar della stazione torinese di Monchiero, alla domanda del generale presente rivolta ai capi della resistenza "qual e il programma ?", la risposta e "fare del rumore" e viene specificato che tale risposta indica "ammazzare tedeschi e fascisti isolati" onde provocare rappresaglie che saranno subite dalla popolazione civile, seminando così l'odio. A Lovere alcuni personaggi che in un primo momento avevano seguito le iniziative del notaio Rosa, tendenti a mantenere l' ordine pubblico e stimolare le azioni delle autorità per migliorare la situazione alimentare della popolazione, tali personaggi si allontanano per dare origine all'attività resistenziale. Ovviamente, dopo i due omicidi, la tranquillità si interrompe e le rappresaglie hanno inizio. Sulla effettiva efficacia del fenomeno partigiano e consigliabile leggere, tra l'altro, un libro dello storico inglese Eric Morris dal titolo "La guerra inutile" lettura edificante che evidenzia come gli inglesi hanno considerato e tuttora considerano la resistenza e la popolazione italiana. Ritornando al duplice omicidio effettuato a Lovere ci si può chiedere se ne valeva la pena dal momento che tredici furono le vittime della rappresaglia (e potevano essere di più). E nessuno poteva illudersi che la rappresaglia non avvenisse, dal momento che gli autori non si consegnarono...
Non possiamo ignorare l'ignobile atto, compiuto dopo la fine della guerra, che da solo può confermarci la ferocia di certe dottrine politiche. Furono prelevati con la violenza dall'ospedale i due feriti gravi: Francesco De Vecchi ed Emilio Le Pera e annegati nel lago. Era l'8 giugno 1945. Termino con un sentito e fraterno grazie a Giuliano Fiorani per il suo lavoro.
Emilio Maluta
Volume brossurato, formato 17 x 24, 221 pagine. Illustrato con documenti inediti.
€ 25 a cura di Giuliano Fiorani, grafica Ma.Ro editrice.